Sabato 3 ottobre nel meraviglioso Teatro Civico di Schio vanno in scena tre meraviglie “italiane” in musica, di cui nemmeno una propriamente italiana.
La storia infatti ci narra che, quanto meno fino all’Ottocento, l’Italia era considerata il Paese della Bellezza: arte, natura e paesaggio non avevano eguali nel resto d’Europa. Anche in musica si primeggiava, avendo dato i natali al sistema di notazione musicale, alla prima polifonia, nonché al belcanto e al teatro musicale. Per questo, in tempi in cui le conoscenze viaggiavano a ben altra velocità, l’Italia era meta di viaggio di tutti coloro che volevano apprendere e imitare il tanto celebrato stile italiano, ossia abbeverarsi alla fonte più fresca dell’armonia occidentale.
Meno di due secoli dopo, in un presente così diverso, in cui sono più i giovani musicisti italiani ad andare all’estero per imparare e soprattutto lavorare, ci restano le pagine di grandi compositori che hanno celebrato la bellezza di quel glorioso passato.
Una di queste è l’Ouverture in Do maggiore “im italienischen Stile” op. 170 D. 591 di Franz Schubert, ossia un’ouverture “in stile italiano” composta da Schubert nel 1817, che vuole emulare la freschezza ascoltata dai tedeschi nelle opere del tanto ammirato Rossini. La partitura si apre con un riuscito contrasto fra l’Adagio introduttivo e l’Allegro, per poi finire con il classico crescendo rossiniano. Imitazione riuscita o versione tedesca del genio italiano?…
In un contesto socio-culturale simile nasce la Sinfonia n. 4 in La magg. op. 90 di Felix Mendelssohn Bartholdy, nota appunto come “Italiana” in quanto ispirata dalle atmosfere che egli trovò nelle città italiane, da lui visitate a partire dal 1830. Ecco allora la rievocazione di una processione funebre seguita dal compositore a Napoli, le danze tipicamente italiane di minuetto e trio, e il saltarello finale, con anche caratteri di tarantella.
La terza meraviglia italiana non è un’opera del passato ma un esecutore del presente, in rappresentanza di un’intera generazione di giovani musicisti del nostro Paese, quali sono quelli dell’Orchestra Giovanile Regionale Filarmonia Veneta, che ho il piacere di condurre. Vikram Francesco Sedona e la sua bravura sono idealmente i rappresentanti di questa generazione. Violinista solista e camerista di Treviso, già premiato al Concorso Enescu, propone il Concerto n. 2 per violino e orchestra di Wieniawski in quanto a breve sarà in Polonia per le fasi finali del Concorso “Henryk Wieniawski”, dopo aver superato una duplice selezione. Si tratta del concorso internazionale di violino più antico del mondo, nato nel 1935 a Varsavia, ed è un onore per l’Italia avere un giovane solista che si appresta a competervi.