Michele Lanzinger, un musicista - Giovanni Costantini conductor
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Michele Lanzinger, un musicista

In un tempo in cui prevalgono le iper specializzazioni e le conoscenze settoriali, l’essere competitivi (e vincenti) in un unico ambito dello scibile umano, e sembra aver perso di valore una formazione umanistica globale, mi sento di chiamare maestro un violista mancato, che nella vita musicale mi risulta si sia espresso solo come allievo di conservatorio e nelle file di un’orchestra amatoriale. Ma che è stato uomo di scienza e cultura, musicista nell’animo.

Si chiamava Michele Lanzinger, e nella giornata di ieri, 30 maggio 2026, ha lasciato troppo presto troppe persone senza la sua voce. Era geologo e antropologo, e con questi titoli è stato direttore del Museo Tridentino di Scienze Naturali, poi, grazie a lui, del fenomeno MUSE, e infine presidente di ICOM Italia, l’International Council of Museums, oltre che del Conservatorio della sua città, il “Bonporti” di Trento.

Tuttavia, la Natura che tanto aveva studiato e autenticamente amava, aveva concentrato in lui una tale varietà di doti e interessi da far risultare riduttivo, quasi stonato, ricordarlo solo come uomo di scienza. E pur non potendo parlare di lui come chi lo conosceva da un tempo ben più lungo dei nostri sei anni, gli sono debitore di quell’attenzione che solo i veri grandi sanno tributare alle persone comuni, di quella condivisione che nel passare dal “lei” al “tu” aumenta la consapevolezza del valore reciproco.

E non è certo un caso che il nostro primo luogo d’incontro sia stato in un cartellone dal titolo “Musica Natura Relazioni”, così come che il progetto condiviso a seguire – in cui il suo contributo è stato determinante – abbia infine preso il nome di ANIMA. Natura e cultura, arte e scienza, si erano incontrate in quell’idea di realizzare un quartetto d’archi dal legno di un abete bianco secolare e monumentale. Stava nascendo qualcosa di bello e irripetibile, e lui c’era: uomo, scienziato, musicista, padre protettore dell’idea.

Se oggi esiste una storia che, attraverso il suono di un quartetto d’archi speciale, ricorda un principe dei boschi, l’Avez del Prinzep, è anche per merito di questo principe dell’umanità.
E se ANIMA ci dice che il messaggio di speranza dell’Avez risuonerà nei secoli attraverso gli strumenti nati dal suo legno, altrettanto voglio oggi essere certo che i semi di bellezza, intelletto e onestà sparsi da Michele Lanzinger sui terreni che ha calcato, rifioriranno sempre nuovi.

Sosteneva Platone che il vero musicista non è l’esecutore materiale, ma è colui che attraverso l’armonia e la ragione accorda la propria anima per avvicinarsi al mondo delle idee. In questo senso, Lanzinger è stato un vero musicista, che ha speso la vita a cercare di comprendere l’armonia dell’universo e i suoi meccanismi, senza perdere di vista la sua comunità, il suo tempo e la contemplazione della vita che lo circondava.

Michele, sperando di non averti fatto torto facendo di te un musicista, ora che non puoi più replicare con la tua bella voce, calma e rotonda, chiudo la custodia dei ricordi e la porto con me per proseguire nelle idee e negli ideali condivisi.