Si racconta che, molti anni fa, il grande violinista Jascha Heifetz abbia fatto un’esecuzione del finale del Concerto di Mendelssohn dalla velocità vertiginosa. Al termine della serata, tra la folla complimentosa c’era ad attenderlo anche uno studente di violino, tanto estasiato quanto frustrato per il virtuosismo pirotecnico espresso dalle dita e dall’arco del grande maestro. Con un po’ di coraggio, il ragazzo si avvicinò a Heifetz e gli chiese come avesse fatto a suonare così velocemente. La risposta fu: “Perché l’ho studiato m-o-l-t-o l-e-n-t-a-m-e-n-t-e”.
Si apre con questo aneddoto l’articolo che ho avuto il piacere di scrivere per il numero 27 della rivista di filosofia pratica La Chiave di Sophia, dedicato alla lentezza.
Ho cercato di mettere in bella prosa una serie di considerazioni nate dal fare musica. Perché credo che la lentezza permei profondamente tutta l’esperienza musicale, quanto meno nella musica colta, ossia in tutte quelle tradizioni musicali che implicano avanzati livelli strutturali, teorici ed esecutivi, con ciò comprendendo sia la musica cosiddetta classica, occidentale, che quella di altre culture.
Come spesso accade, scrivere è stato un modo per scoprire altro e progredire. Questo percorso partito dalla lentezza mi ha così portato alla gentilezza che, come scrivo, della lentezza è madre o figlia in base alle situazioni. Un termine che suona quasi arcaico, un concetto caduto in disuso: eppure, la dimensione delle relazioni ha quanto mai bisogno della gentilezza.
Il mio scritto prova a muovere dal ruolo della lentezza nella buona musica per giungere all’importanza di cambiare colonna sonora alla comunicazione quotidiana. Perché se la gentilezza e la lentezza sono valori lontani e dimenticati, non va perso di vista che ciò è dovuto ad una deriva culturale che ha allontanato e lasciato invecchiare anche la musica cosiddetta “classica” ed i valori che porta in sé.
Ringrazio la redazione de La chiave di Sophia e in particolare Giorgia Favero per avermi dato questa occasione di ricerca e specchio, e per avermi dato l’onore (e l’onere) di esporre le mie riflessioni nelle stesse pagine che accolgono quelle di due maestri del pensiero come Luciano Manicardi e Franco Arminio. La Chiave di Sophia è un impaginato pregiato, raro e… gentile.
Per chi avesse piacere di leggere l’articolo nella sua interezza e conoscere La Chiave di Sophia: https://www.nodoedizioni.it/libreria/la-chiave-di-sophia/passo-lento/